La furia dell’uragano Maria.

Quando la natura si rivolta contro l'uomo.

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La furia dell'uragano Maria.
La furia dell'uragano Maria.

L’uragano Maria, dopo la furia di Irma, ritorna a scagliarsi su Puerto Rico raggiungendo la categoria 5, ovvero la massima potenza con venti fino a 260 km/h. Dietro di se ha lasciato distruzione, terrore e morte, ma gli abitanti dell’isola hanno ancora tanta voglia di ricominciare più forti di prima. 

Abitanti di Porto Rico
Persone che hanno voglia di ricominciare.

Ecco a voi la testimonianza di Manuela, una giovane ragazza che ha vissuto in prima persona tutta la violenza e la forza con cui Maria si è rivoltata contro tutti, grandi e piccini, distruggendo le loro case, il loro paese.

 

“Sono passati 21 giorni, 3 settimane da quando l’uragano Maria ha devastato l’isola di Puerto Rico, territorio annesso agli Stati Uniti, dove vivo da circa 9 anni.

Maria è arrivata con tutta la sua furia di un uragano, con venti che sfioravano i 250 km orari e molta pioggia. Il risultato è stato il blackout totale, il crollo di strade, ponti e dighe, inondazioni e la devastazione totale della meravigliosa natura che mi ha fatto innamorare di questo piccolo pezzo di terra nel bel mezzo dell’oceano.

 

Molte, troppe famiglie hanno perso tutto, 43 persone ufficialmente anche la vita. Centinai i casi che si stanno ancora indagando. Le prime due settimane sono state il caos totale. Non c’era benzina, ne gas per i generatori, 54 ospedali non erano capaci di operare o operavano parzialmente, file interminabili di 6, 8, 12 ore a quelle poche pompe di benzina a cui si poteva accedere. Supermercati chiusi o presi d’assalto e ormai sforniti.

 

Le telecomunicazioni sono a terra.

Danni provocati dall'uragano Maria
Danni provocati dall’uragano Maria alla rete elettrica.
Rete elettrica
Rete elettrica distrutta.

Famiglie da un capo all’altro dell’isola cercano invano di chiamare i propri cari per rassicurarsi delle loro condizioni. Durante i primi 3 o 4 giorni solo una stazione radio ci tiene informati e le notizie che arrivano non sono confortanti. Le persone chiamano alla radio dal tetto delle loro case o da case senza tetto, gli aiuti non sono sufficienti o non arrivano in tempo.

Ascolto con angoscia una povera donna che implora aiuto. L’acqua continua a salire e nella sua casa e ci sono varie persone anziane che non sanno nuotare, l’angoscia cresce, poi la donna attacca. Non c’è giorno in cui non mi domando, “Ce l’avranno fatta tutti?!” A 21 giorni dall’uragano viviamo ancora nel dubbio constante di quando finalmente cominceranno a tornare le cose alla normalità.

Gli aiuti promessi dagli Stati Uniti sono lenti e insufficienti. Non si capisce bene se è colpa degli americani o del governo locale incapace di distribuire le provvigioni. Fatto sta che molte zone rurali sono ancora in completo abbandono. Intere cittadine affamate per cui raggiungere la città non è possibile, non hanno soldi ne mezzi di trasporto, il sistema elettrico è stato recuperato solo per un 5% e c’è ancora un 40% della popolazione che non ha accesso all’acqua potabile.

Persone costrette ad affrontare i danni dell'uragano.
Persone costrette ad affrontare i danni provocati dall’uragano.

Ogni volta che piove pesantemente, e qui accade spesso essendo un’isola tropicale, tutto si allaga, le pompe dell’acquedotto dipendono dell’elettricità. Siamo alla mercé del Jones Act che non permette a nessun paese straniero di portare aiuti direttamente a Porto Rico senza passare per un porto americano e questo rallenta tutto il processo di distribuzione di beni di prima necessità. Il Presidente degli Stati Uniti non ha abolito la legge, ma ha solo consentito 10 giorni di grazia.

Mi sveglio tutti i giorni con una missione: trovare acqua potabile, trovare un supermercato aperto, cercare un modo qualunque per aiutare qualcuno. Ho fatto una busta della spesa dalla mia propria dispensa per un signore che è venuto a bussare alla mia porta affamato. La riempio pensando che non sarà mai sufficiente quello che faccio. Lui afferra la prima cosa che gli capita fra le mani e comincia a mangiarla e con lo sguardo un pò perso nel vuoto continua a camminare. Dove sarà diretto? Lo rivedrò?

Si dice che l’essere umano ci mette 21 giorni per creare un’abitudine. Mi chiedo quanto ci metterò io ad abituarmi a tutto questo. Quanto ci metterò ad abituarmi a vivere in un’isola che forse non sarà mai più la stessa.

Porto Rico
Uno scorcio di Porto Rico.

Manuela è solo una di tutte le persone che stanno vivendo questo inferno senza arrendersi nonostante tutte le difficoltà. Nel suo piccolo sta cercando di fare il possibile.
Grazie al “bottone Paypal” da lei creato tutti possiamo contribuire con una donazione a piacere in totale sicurezza e senza costi aggiuntivi affinchè queste famiglie possano ricevere un pò di assistenza.

Ricordate “Un oceano è fatto di tante piccole gocce“.
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